La disciplina, dapprima la si subisce. I genitori fissano i limiti invalicabili, e rintuzzano regolarmente ogni nostro tentativo di ribellione. Successivamente, la scuola ci impone altre regole, ci dà scadenze e mansioni. E durante i primi contatti con la disciplina è naturale esserle avversi: chi non ha mai trasgredito una regola? chi non ha mai sbuffato per le imposizioni di genitori e scuola? Soltanto con l’esperienza di vita è possibile capire. Le frasi “quando sarai grande capirai” e “quando avrai dei figli farai come me” assumono il loro giusto senso, col tempo. A volte le si capisce un po’ troppo tardi. Ma potevamo capirle prima? Soprattutto, come potevamo capirle prima?
I programmi delle scuole medie e superiori vengono periodicamente rivisti, e nell’affannosa ricerca dell’attuabilità di un programma viene persa di vista la cosa più importante di tutte, semplice ma basilare: perché io studente dovrei aver voglia di studiare tutto ciò? C’è un modo per appassionare chi dovrà apprendere? Se agli studenti fosse spiegato il mondo reale e le applicazioni di ciò che studiano, di certo la loro spinta sarebbe maggiore. La classe, da gregge che subisce e fugge ogni nozione, potrebbe diventare un gruppo coeso che partecipa alle lezioni e apprende con entusiasmo. Ci si sofferma troppo sui temi e poco sui modi dell’insegnamento. Ma chiudiamo questa breve divagazione e torniamo al tema principale.

Tai Chi a 106 anni è autodisciplina.
Presto o tardi, si riconosce la correttezza della disciplina che ci fu imposta. E nel contempo, sempre meno persone e istituzioni sono disposte a insegnarcela, dando per scontato che dovremmo già padroneggiarla. Ad una certa età ci si aspetta che tutti posseggano una certa disciplina verso le norme comuni e il prossimo, e anche riguardo al proprio comportamento. Purtroppo non è così. Tutti i giorni ci scontriamo contro l’inciviltà e l’arroganza, e guarda caso non è mai colpa nostra. Benché siamo tutti pronti a puntare il dito contro l’indisciplinata signora che ci ruba il posto in fila alla cassa, quando dobbiamo fare i conti con noi stessi siamo quasi sempre portati a perdonarci tutto ciò che non riusciamo a perdonare agli altri.
Ed è proprio questa eccessiva autoindulgenza ad affossare l’autodisciplina.
Fondamentalmente, possiamo definire autodisciplina la capacità di tener fede ai propri propositi ed al lato razionale e coscienzioso della mente, senza ascoltare i fuorvianti richiami del corpo e del lato emotivo e istintivo della mente.
Alcuni esempi di cosa ci permette l’autodisciplina:
- portare a termine un allenamento sportivo
- studiare prima di riposare e divertirsi
- seguire una dieta
- portare a compimento un obiettivo a lungo termine
- resistere alla rabbia e alle tentazioni
- smettere di fumare
- vivere con misura e calma
- aumentare la stima di se stessi e la qualità della vita in generale
Molti metodi per l’organizzazione e la produttività, se non tutti, richiedono una buona dose di autodisciplina. Pochi di essi insegnano come. Si possono leggere tutti i manuali di GTD, time management o quant’altro, ma senza autodisciplina non si va lontano. Mai.
Fortunatamente, esiste un valido metodo per aiutare a costruire questa agognata virtù: seguite questo esempio…
Caso A
Siete a scuola e vi intimano di fare i compiti di inglese perché poi sarete interrogati, e vi dicono che se non recuperate il brutto voto potreste venire rimandati a settembre. Così facendo, il professore ha trasmesso ansia, ineluttabilità, minaccia di una punizione, tutti sentimenti che peggiorano le motivazioni e l’autostima di voi, studenti.
Caso B
Siete a scuola e vi assegnano i compiti di inglese. Vi viene detto che adesso siete sotto media, ma che potete farcela perché il compito non è difficile. Il professore poi vi spiega che se sarete promossi i vostri genitori potrebbero pensare di mandarvi in vacanza all’estero, e solo sapendo l’inglese potrete riuscire a sedurre le avvenenti straniere (o gli esotici stranieri), e chattare con loro in futuro. Cosa è accaduto? Il docente ha trasmesso incoraggiamento, ha messo una ricompensa all’orizzonte ed ha mostrato un allettante impiego pratico della sua materia. Se solo avessi avuto insegnanti così…
Seguendo lo stesso ragionamento, quando sentiamo venir meno l’autodisciplina in ogni sua forma, poniamoci subito delle domande. Che si tratti di self control, di non sgarrare, di non fumare.
Dopo esserci chiesti quali saranno le conseguenze negative del nostro gesto indisciplinato, cancelliamo l’ansia focalizzandoci su quali sarebbero le conseguenze positive dell’evitarlo.
Sembra una banalità, ma questa semplice dritta funziona a meraviglia. Come un incantesimo.
Alcuni tipici timori ansiogeni: se sarò indisciplinato…
1) verrò bocciato perché non ho studiato
2) non sarò in forma per la partita perché ho saltato l’allenamento
3) vanificherò questo tentativo di smettere di fumare, avrò la tosse, mi verrà il cancro
4) mi sarò arrabbiato e nessuno mi sopporterà
5) annullerò la settimana di dieta che ero riuscita a fare, mi verrà un infarto
Le loro controparti:
1) se studio sarò promosso, i miei saranno contenti e potrò avere un regalo
2) se mi alleno darò il mio contributo alla squadra al meglio delle mie possibilità e sarò rispettato
3) se resisto starò sempre meglio, non puzzerò di fumo, respirerò bene, vivrò meglio
4) se sto calmo tutti mi vorranno più bene
5) se non mangio dolci dimagrirò e quest’estate avrò un corpo snello, sarò in salute
Di certo, per maturare una ferrea autodisciplina occorrono anche altre virtù ad essa affini, e nella fattispecie:
Costanza
Essere bravi un giorno non risolve nulla; esserlo nel tempo permette di raggiungere degli scopi. La cosa migliore è scriversi lo scopo, e pianificarne le tappe, magari dandosi anche una scaletta temporale. E, cascasse il mondo, rispettarla.
Onestà con se stessi
Nel non ammetterci le proprie mancanze, o a perdonarcele, a farne le spese siamo soprattutto noi. Riconoscendole, possiamo evitarle. L’onestà con se stessi va applicata anche nel riconoscere i propri progressi o regressi, e per farlo occorrono dati. Esempi: pesiamoci tutte le mattine alla stessa ora e facciamo un grafico; scriviamo tutto quello che mangiamo e le calorie corrispondenti; prendiamo nota delle ore passate a studiare.
Responsabilità
Viviamo con gli altri, per gli altri, grazie agli altri. E tutti meritano rispetto. Autodisciplinarsi significa anche evitare di danneggiare gli altri. Esempi: fumare in pubblico; trascinare un amico a far bagordi distogliendolo dai suoi doveri; interrompere inutilmente chi è indaffarato; essere belli e curati per il partner oltre che per se stessi; laurearsi prima per non gravare sui genitori; rispettare le file.
(Nella foto, un uomo di 106 anni che pratica Tai-Chi: ecco a cosa può portarvi l’autodisciplina! Altre foto qui)