Mushin no shin: il pensiero senza pensiero

I migliori praticanti di arti marziali riescono a combattere senza pensare a cosa stanno facendo. Reagiscono intuitivamente, in automatico, senza turbamenti interiori o esitazioni. Questo stato mentale è poeticamente chiamato mushin no shin, o più semplicemente mushin, e per essere raggiunto richiede anni di pratica e numerose ripetizioni delle stesse tecniche. “Essere come l’acqua”, adattandosi alla situazione, è un punto di arrivo. Ma non è esclusivo delle arti marziali.

Ogni sportivo ha bisogno di continui allenamenti per esaltare la propria reattività e naturalezza nei movimenti della disciplina che pratica. Allo stesso modo, un musicista deve padroneggiare tecniche e forme per poter coordinare orecchio, mente e mani nell’esecuzione di una melodia. E pensiamo all’abilità di un giocoliere, o di un barman acrobatico.

A questo barman deve essere facile avere la mente vuota

A questo barman deve essere facile avere la mente vuota

Fisiologicamente, il mushin si traduce come la formazione, tramite la pratica, delle sinapsi necessarie all’esecuzione ottimale di un compito. In parole povere, il perfezionamento tramite l’allenamento. E’ facile pensare a sportivi e musicisti, ma allarghiamo il tiro: il mushin riguarda ogni cosa, dal lavare i piatti alla serie di movimenti che facciamo per versare un bicchiere d’acqua.

In pochi pensano alla quotidianità come ad una disciplina. Eppure affrontiamo problemi di continuo, elaboriamo strategie e piani, risolviamo piccoli e grandi problemi… senza domandarci se abbiamo margini di miglioramento. La persona media ritiene di essere abbastanza efficiente, mentre alcuni ammettono di essere dei casinisti. Altri si ritengono infallibili. Quasi tutti ignorano l’esistenza di metodi che aumenterebbero la qualità della loro vita organizzandola al meglio. E’ intuitivo riconoscere che un maestro di kung fu potrebbe rendere letale un uomo normale, mentre le mansioni di tutti i giorni non vengono percepite come bisognose di un metodo codificato, di un maestro che lo insegni ad un allievo. Rifiutarsi di vederlo può nascondere il desiderio di crogiolarsi nella mediocrità, di giustificare la proprie mancanze.

I più acuti però sapranno osservare bene: è più probabile che sia il giocatore migliore ad essere nominato capitano. Quello che ha allenato di più il suo talento, senza mai credere di essere già arrivato al massimo. E’ più probabile che sia l’impiegato meglio organizzato ad essere nominato capoufficio. Quello che ha allenato di più il suo talento, senza mai credere di saper già fare tutto quello che gli occorre. Magari praticando il GTD.

Smettere di fumare: consigli ai neo ex-fumatori

Smettere di fumare è più facile di quel che si vuol pensare. Come dicevamo nel precedente articolo dedicato al fumo, per convincersi a smettere bisogna concentrarsi sui benefici guadagnati dal rifiuto del vizio, anziché sui danni che provoca. Una volta messo da parte il pacchetto, però, la sola volontà potrebbe non essere sufficiente. Fortunatamente, diversi rimedi naturali possono aiutare chi vuole disintossicarsi e recuperare più in fretta la salute.

Chi smette di fumare avverte un generale senso di stanchezza. Ciò è dovuto al calo (che diventa assenza) della nicotina nel sangue. La nicotina inibisce la monoammina ossidasi (MAO), enzima che degrada la dopamina; pertanto, la nicotina garantisce un livello più alto di dopamina, che è un importante neurotrasmettitore. Da qui viene la sensazione piacevole del fumo, assieme al temporaneo potenziamento nicotinico alla capacità di concentrazione.

Modificare la dieta aiuta a combattere la stanchezza degli ex fumatori

Modificare la dieta aiuta a combattere la stanchezza degli ex fumatori

Per sentirsi meglio più in fretta è buona norma affidarsi a una dieta leggera e ricca di antiossidanti, almeno per le prime settimane. Sulla tavola dovrebbero abbondare cereali, legumi e verdure (non manchino i carciofi), mentre dovrebbero essere banditi alcolici, caffè e carni rosse, e in generale tutti i cibi di difficile digeribilità.

Benchè esistano diversi rimedi erboristici che in teoria aiutano l’ex fumatore, è bene non fare troppi affidamento su numerosi calmanti, drenanti, integratori e complementi vari. Per semplificarsi la vita, è sufficiente ricorrere a tre cose:

-tisana calmante e drenante, chiedete al vostro erborista qualche consiglio; le piante più usate sono valeriana, passiflora, tiglio, escolzia e biancospino; questo mix aiuta contro la tosse, le infiammazioni (in particolare alle vie respiratorie), integra vitamine, normalizza le secrezioni biliari, combatte insonnia, agitazione, ansia, astinenza, e tachicardia, ha azione rilassante, spasmolitica, antimicotica, antibatterica e antivirale; 2 o 3 tazze al giorno (2 se si assume anche il gemmoderivato di Ribes nero) per 2-3 settimane;

-macerato glicerico (o gemmoderivato) di Ribes nigrum: azione antiinfiammatoria, antiallergica, aiuta nelle malattie da raffreddamento, lieve diuretico, e soprattutto aiuta contro le difficoltà respiratorie, come le dispnee notturne; 25 gocce a stomaco vuoto prima dei pasti, 2 volte al giorno (anche fino a 40 gocce se non si beve la tisana), per 10-15 gg; gli ipertesi evitino assolutamente;

-fare esercizi per la respirazione in ogni momento libero, anche guidando, forzando l’aria in profondità nei polmoni, trattenendola mentre si contraggono diaframma e addominali ed espirando lentamente, come se si stesse gonfiando un salvagente; i polmoni stropicciati tenderanno ad aumentare la loro capacità, fino a recuperarla, col tempo e la pazienza. I più volenterosi vorranno associare a questi esercizi una mezz’ora al giorno di corsetta.

ATTENZIONE: non assumere nessuna di queste erbe in gravidanza o allattamento

Un ultimo consiglio: evitate assolutamente il bastoncino di liquerizia: vi lega al gesto del fumare. Chiedete sempre anche il parere del medico, non solo quello dell’erborista.

Tre giorni così e non avrete più la voglia spasmodica di fumare. Tre settimane così e non avrete più traccia di nicotina nel corpo. Tre mesi così e avrete vinto la guerra contro il fumo.

La polvere

La polvere è dappertutto. Un raggio di sole che si fa strada tra le fessure di una finestra è sufficiente a mostrare quanta polvere sta aleggiando nell’aria attorno a noi.

Non è sempre vero che la polvere domestica risulti perlopiù da piccolissimi frammenti di pelle morta. A seconda di ciò che accade nei paraggi, la polvere può essere composta da terreno, sabbia, grafite, oli, grassi, fuliggine, fibre tessili o alimenti. Ad esempio, vicino al mare la polvere sarà costituita in larga parte da finissima sabbia.

Normalmente la polvere è innocua. Tuttavia, alcuni elementi potrebbero trovarsi sospesi in aria ed essere inalati (ad esempio l’amianto) e causare gravi danni alla salute, soprattutto tumori. Più la polvere è fine, più rimane in aria e penetra in profondità quando viene inalata. La polvere dalla granulometria più grande si posa in minor tempo, ma può comunque causare e aggravare allergie e asma, o problemi respiratori come le bronchiti.

La polvere può anche essere esplosiva, quando si tratta di composti organici quali caffè, farina, preparati per torte e budini. Le condizioni perché una scintilla faccia esplodere una zona ad alta densità di queste particelle non sono così improbabili come potrebbe sembrare.

La polvere è anche e soprattutto il principale nemico dell’hardware. Blocca filtri e ventole, causando il surriscaldamento di componenti che necessitano di essere raffreddati. Questo effetto è magnificato dallo strato isolante che la polvere forma sulle superfici di schede e circuiti. Inoltre, se nella polvere ci sono materiali conduttori (esempio: particelle di grafite, prodotte nel temperare matite), allora possono avere luogo fatali corto circuiti. Quindi, è buona noma pulire per bene il laptop un paio di volte all’anno, fuori e dentro, e tenere sempre un back-up dei dati importanti.

Una cameriera fa sempre comodo contro la polvere

Una cameriera fa sempre comodo contro la polvere

Elogio ai limiti

Limiti: come regole, confini e riferimenti

E’ sempre bene porre dei limiti precisi quando si definisce un corso d’azione o un progetto. Senza riferimenti, troppa libertà o creatività porterebbero al caos, alla diluizione delle energie impiegate. Pensiamo al gioco degli scacchi: un campo di battaglia quadrato e finito, pochi tipi di pezzi e con precise possibilità. Ed è il re dei giochi di strategia. Grazie ai limiti che il designer degli scacchi ha posto, è possibile esplorarne bene le possibilità, mescolando le variabili e gli schemi in modo proficuo, profondo e soddisfacente. Se il campo fosse di diecimila caselle con pezzi che possono muoversi un numero infinito di spazi, non esisterebbe lo studio delle aperture e degli schemi, e anziché essere un fine gioco tattico quello degli scacchi risulterebbe un annacquato passatempo.

Alexandra "Chess Queen" Kosteniuk, 23 anni, campionessa mondiale di scacchi

Alexandra "Chess Queen" Kosteniuk, 23 anni, campionessa mondiale di scacchi

Limiti: come autocensura, coscienza di sé e diversificazione

L’onestà nel giudicarsi è naturale. Ognuno di noi conosce perfettamente i propri limiti, e il problema è soltanto ammetterli. Ricordiamoci che nessuno può sostituirsi alla propria capacità di giudicarsi ed al buon senso personale. Non è necessario essere i numeri uno per eccellere, o per praticare bene qualcosa traendone comunque giovamento. Se mi piace giocare a basket, posso impegnarmi e divertirmi pur sapendo che non sarò mai un campione. Se sono stonato posso cantare, ma ogni sforzo teso al divenire una rock star sarà uno spreco di risorse, quindi sarà meglio risparmiare tempo e denaro anziché allestire una sala prove e reclutare una band. Se sono permaloso, ammettendolo riuscirò ad essere più autoironico. Se ho qualche limite, questo mi rende diverso dagli altri.

Limiti: come moderazione, controllo e virtù

L’astenersi dal bere troppe bevande alcoliche è imporsi un limite. Che potrebbe salvare vite. In generale, sapere quando è l’ora di smettere qualcosa e riuscire a smettere, significa coltivare la moderazione e il senso della misura. Molti più divieti di quel che sembra sono salvifici, dalle norme stradali in poi, fino ad arrivare alle raccomandazioni della mamma.

Aprire un lettore CD spento

Avete appena spento il PC e vi siete ricordati di aver lasciato dentro al lettore DVD un disco. Oppure avete il portatile con le batterie completamente esaurite, o ancor peggio, la vostra postazione è morta e non avete modo di recuperare il disco che avete lasciato nell’unità. Che fare?

forse non tutti conoscono il trucco per recuperare un CD-ROM che è rimasto incastrato nel lettore. Se non volete o non potete riaccendere la macchina, è sufficiente prendere una graffetta, “srotolarla” fino a farle assumere una forma completamente dritta, e infilarla nel piccolo forellino che si trova sotto al cassettino estraibile (altresi chiamato “portatazza” :)) del lettore. premendo a fondo la graffetta con un po’ di forza, il cassetto si aprirà con uno scatto – e potrete recuperare il vostro CD/DVD!

Smettere di fumare

Fumare è fantastico. La sigaretta dopo il caffè, dopo una cena innaffiata da un buon vino, durante lo studio, dopo il sesso… e in mille altri momenti piacevoli. Chi fuma lo sa bene, e conosce altrettanto bene i rischi che corre nel rovinarsi la salute, e sa di molti casi di tumore al polmone nella sfera delle sue conoscenze. A volte pensa a quanto sia atroce morire soffocati, per un vizio assolutamente non necessario “ma, che ci vuoi fare, non riesco proprio a smettere”.

Negli anni '50, fumare era di tendenza

Negli anni '50, fumare era di tendenza

Non bisogna raccontarsi bugie, andiamo. Ogni essere umano possiede una volontà forte, sicuramente più forte di un tubetto di carta e tabacco. Il problema non è mai “non riesco a smettere”, ma “non voglio veramente smettere”. Chi fuma da tanto tempo non riesce a immaginarsi privato del potenziamento nicotinico, non sa vedersi senza sigaretta mentre aspetta qualcuno o mentre socializza. Eppure, basta guardarsi intorno per vedere quanti vivono benissimo senza fumare, e quanti hanno già smesso di farlo.

La prima cosa per smettere di fumare è: capire cosa significhi smettere di fumare. Non esiste il regime due-al-giorno, o una-ogni-tanto: o si smette o non si smette. Dire “fumo poco” è come dire “sono stato bocciato poco a scuola”. Non c’è una via di mezzo: o fumi, o non fumi. Non esiste l’ultima sigaretta, né la data scritta sul diario. Non esistono cerotti e gomme alla nicotina, non esiste la sigaretta elettronica. Non esiste stress o dolore che non possa essere gestito senza il fumo, anzi, è proprio senza che si gestisce meglio. Tutto ciò che dà una giustificazione al fumare un altro pochino prima di smettere è una scusa infantile, e chi la formula lo sa, dentro di sé.

La seconda e più importante cosa è l’approccio positivo. Come già suggerito nell’articolo riguardante l’autodisciplina, per portare a termine qualcosa che richiede volontà bisogna focalizzarsi sui benefici del successo e non sulle conseguenze del fallimento. Nel nostro caso, chi tenta di smettere di fumare lo fa perché ha paura di morire, star male, rovinarsi la salute e così via. Chi invece riesce a smettere di fumare lo fa perché vuole vivere, star bene, migliorarsi la salute. Sembra una differenza sottile, ma è fondamentale.

 A tal proposito, ecco una lista dei benefici dello smettere di fumare:

›         Dopo 20 minuti: la pressione sanguigna torna normale

›         Dopo 8 ore: la concentrazione di monossido di carbonio cala significativamente e aumenta quella di ossigeno

›         Dopo 24 ore: il corpo e l’alito non odorano più di fumo

›         Dopo 2 giorni: olfatto e gusto migliorano, e la dipendenza fisiologica dalla nicotina è quasi passata

›         Dopo 3 giorni: scompare la dipendenza fisiologica da nicotina; la capacità polmonare aumenta, mentre trachea e bronchi si rilassano, rendendo più facile respirare

›         Dopo 2 settimane: aumenta la vitalità, la pelle ha un colorito più salubre e il viso è più rilassato; i capelli hanno più lucentezza

›         Dopo 9 mesi: le cellule cigliate, che erano paralizzate dal fumo, si riattivano, facilitando l’espettoramento del muco; il respiro è sempre meno corto, e calano ulteriormente o scompaiono tosse, congestione e senso di stanchezza

›         Dopo 5 anni: dimezzato il rischio del tumore al polmone; diminuito significativamente il rischio di numerosi altri tumori

›         Dopo 10 anni: il rischio di tumore ai polmoni è uguale a quello di uno che non ha mai fumato in vita sua

Ed è proprio leggendo questi benefici che ho smesso di fumare dopo 20 anni di sigarette.

Un’ultima cosa: per facilitarvi l’astinenza iniziale, potreste approfittare di un’influenza o di una bronchite per tagliare i ponti col fumo.

Come aprire un lettore cd o dvd da computer rotto o spento

Potrà essere un segreto di Pulcinella, ma in molti non lo sanno. Recentemente mi si è rotto il lettore dvd del computer di casa, e avevo la necessità di dover estrarre il dvd che era rimasto dentro. Il lettore non voleva aprirsi e  non dava segni di vita. In questi casi, come si può aprire il cassetto senza fatica e senza smontare nulla?

  1. Procurarsi un sottile ma abbastanza rigido fil di ferro (bastano pochi centimetri); anche una spilla da balia aperta o un ago vanno bene
  2. infilarlo nel piccolo foro presente in tutti i frontalini dei lettori cd e dvd da computer, premere dolcemente e il cassetto si aprirà con uno scatto
  3. riparare il lettore o sostituirlo!

Autodisciplina : non è mai troppo tardi

La disciplina, dapprima la si subisce. I genitori fissano i limiti invalicabili, e rintuzzano regolarmente ogni nostro tentativo di ribellione. Successivamente, la scuola ci impone altre regole, ci dà scadenze e mansioni. E durante i primi contatti con la disciplina è naturale esserle avversi: chi non ha mai trasgredito una regola? chi non ha mai sbuffato per le imposizioni di genitori e scuola? Soltanto con l’esperienza di vita è possibile capire. Le frasi “quando sarai grande capirai” e “quando avrai dei figli farai come me” assumono il loro giusto senso, col tempo. A volte le si capisce un po’ troppo tardi. Ma potevamo capirle prima? Soprattutto, come potevamo capirle prima?

I programmi delle scuole medie e superiori vengono periodicamente rivisti, e nell’affannosa ricerca dell’attuabilità di un programma viene persa di vista la cosa più importante di tutte, semplice ma basilare: perché io studente dovrei aver voglia di studiare tutto ciò? C’è un modo per appassionare chi dovrà apprendere? Se agli studenti fosse spiegato il mondo reale e le applicazioni di ciò che studiano, di certo la loro spinta sarebbe maggiore. La classe, da gregge che subisce e fugge ogni nozione, potrebbe diventare un gruppo coeso che partecipa alle lezioni e apprende con entusiasmo. Ci si sofferma troppo sui temi e poco sui modi dell’insegnamento. Ma chiudiamo questa breve divagazione e torniamo al tema principale.

Tai Chi a 106 anni è autodisciplina.

Tai Chi a 106 anni è autodisciplina.

Presto o tardi, si riconosce la correttezza della disciplina che ci fu imposta. E nel contempo, sempre meno persone e istituzioni sono disposte a insegnarcela, dando per scontato che dovremmo già padroneggiarla. Ad una certa età ci si aspetta che tutti posseggano una certa disciplina verso le norme comuni e il prossimo, e anche riguardo al proprio comportamento. Purtroppo non è così. Tutti i giorni ci scontriamo contro l’inciviltà e l’arroganza, e guarda caso non è mai colpa nostra. Benché siamo tutti pronti a puntare il dito contro l’indisciplinata signora che ci ruba il posto in fila alla cassa, quando dobbiamo fare i conti con noi stessi siamo quasi sempre portati a perdonarci tutto ciò che non riusciamo a perdonare agli altri.

Ed è proprio questa eccessiva autoindulgenza ad affossare l’autodisciplina.

 

Fondamentalmente, possiamo definire autodisciplina la capacità di tener fede ai propri propositi ed al lato razionale e coscienzioso della mente, senza ascoltare i fuorvianti richiami del corpo e del lato emotivo e istintivo della mente.

 

Alcuni esempi di cosa ci permette l’autodisciplina:

  • portare a termine un allenamento sportivo
  • studiare prima di riposare e divertirsi
  • seguire una dieta
  • portare a compimento un obiettivo a lungo termine
  • resistere alla rabbia e alle tentazioni
  • smettere di fumare
  • vivere con misura e calma
  • aumentare la stima di se stessi e la qualità della vita in generale

Molti metodi per l’organizzazione e la produttività, se non tutti, richiedono una buona dose di autodisciplina. Pochi di essi insegnano come. Si possono leggere tutti i manuali di GTD, time management o quant’altro, ma senza autodisciplina non si va lontano. Mai.

Fortunatamente, esiste  un valido metodo per aiutare a costruire questa agognata virtù: seguite questo esempio… 

Caso A

Siete a scuola e vi intimano di fare i compiti di inglese perché poi sarete interrogati, e vi dicono che se non recuperate il brutto voto potreste venire rimandati a settembre. Così facendo, il professore ha trasmesso ansia, ineluttabilità, minaccia di una punizione, tutti sentimenti che peggiorano le motivazioni e l’autostima di voi, studenti.

Caso B

Siete a scuola e vi assegnano i compiti di inglese. Vi viene detto che adesso siete sotto media, ma che potete farcela perché il compito non è difficile. Il professore poi vi spiega che se sarete promossi i vostri genitori potrebbero pensare di mandarvi in vacanza all’estero, e solo sapendo l’inglese potrete riuscire a sedurre le avvenenti straniere (o gli esotici stranieri), e chattare con loro in futuro. Cosa è accaduto? Il docente ha trasmesso incoraggiamento, ha messo una ricompensa all’orizzonte ed ha mostrato un allettante impiego pratico della sua materia. Se solo avessi avuto insegnanti così…

Seguendo lo stesso ragionamento, quando sentiamo venir meno l’autodisciplina in ogni sua forma, poniamoci subito delle domande. Che si tratti di self control, di non sgarrare, di non fumare.

Dopo esserci chiesti quali saranno le conseguenze negative del nostro gesto indisciplinato, cancelliamo l’ansia focalizzandoci su quali sarebbero le conseguenze positive dell’evitarlo.

Sembra una banalità, ma questa semplice dritta funziona a meraviglia. Come un incantesimo.

Alcuni tipici timori ansiogeni: se sarò indisciplinato…

1)      verrò bocciato perché non ho studiato

2)      non sarò in forma per la partita perché ho saltato l’allenamento

3)      vanificherò questo tentativo di smettere di fumare, avrò la tosse, mi verrà il cancro

4)      mi sarò arrabbiato e nessuno mi sopporterà

5)      annullerò la settimana di dieta che ero riuscita a fare, mi verrà un infarto 

Le loro controparti:

1)      se studio sarò promosso, i miei saranno contenti e potrò avere un regalo

2)      se mi alleno darò il mio contributo alla squadra al meglio delle mie possibilità e sarò rispettato

3)      se resisto starò sempre meglio, non puzzerò di fumo, respirerò bene, vivrò meglio

4)      se sto calmo tutti mi vorranno più bene

5)      se non mangio dolci dimagrirò e quest’estate avrò un corpo snello, sarò in salute

Di certo, per maturare una ferrea autodisciplina occorrono anche altre virtù ad essa affini, e nella fattispecie: 

Costanza

Essere bravi un giorno non risolve nulla; esserlo nel tempo permette di raggiungere degli scopi. La cosa migliore è scriversi lo scopo, e pianificarne le tappe, magari dandosi anche una scaletta temporale. E, cascasse il mondo, rispettarla.

Onestà con se stessi

Nel non ammetterci le proprie mancanze, o a perdonarcele, a farne le spese siamo soprattutto noi. Riconoscendole, possiamo evitarle. L’onestà con se stessi va applicata anche nel riconoscere i propri progressi o regressi, e per farlo occorrono dati. Esempi: pesiamoci tutte le mattine alla stessa ora e facciamo un grafico; scriviamo tutto quello che mangiamo e le calorie corrispondenti; prendiamo nota delle ore passate a studiare.

Responsabilità

Viviamo con gli altri, per gli altri, grazie agli altri. E tutti meritano rispetto. Autodisciplinarsi significa anche evitare di danneggiare gli altri. Esempi: fumare in pubblico; trascinare un amico a far bagordi distogliendolo dai suoi doveri; interrompere inutilmente chi è indaffarato; essere belli e curati per il partner oltre che per se stessi; laurearsi prima per non gravare sui genitori; rispettare le file.

(Nella foto, un uomo di 106 anni che pratica Tai-Chi: ecco a cosa può portarvi l’autodisciplina! Altre foto qui)

La cartellina perfetta per il GTD

Qualche aspirante gitidista si chiederà a cosa esattamente si riferisca David Allen quando si raccomanda di usare cartelline per fascicolare progetti che NON siano cartelline sospese.

E’ normale per noi Italiani essere confusi davanti a questa affermazione. Allen parla infatti di un tipo di cartellina che non viene commercializzata comunemente in Italia (o in Europa), ma che è lo standard de facto negli Stati Uniti. Basta guardare una puntata del Dott. House o di un qualsiasi serial Americano per vederne a dozzine sparse per i reparti dell’ospedale o dell’università. E’ curioso, perchè ho visto in giro spesso gli schedari utili a contenere questo tipo di cartelline, ma non le cartelline stesse (che però sono raffigurate sulle scatole di imballaggio, provate a guardare alla Metro, ad esempio).

Provate a chiedere questo tipo di cartellina, sagomata e con un lembo per l’etichettatura, a un cartolaio qualsiasi e vi guarderà con sguardo perso.

Raj di The Big Bang Theory usa cartelline non sospese

Potete cercare quanto volete. In Italia questo tipo di cartellina non viene tenuta in stock dalle cartolerie, neppure dale piu fornite e specializzate in materiale da ufficio. Fotunatamente per noi, però, esiste il modello che ci serve: si tratta di cartelline Pendaflex dal codice 24861. Se insistete con il vostro cartolaio, potrete convincerlo a tirar fuori il catalogo gigante della Esselte che tiene sotto il bancone. Lo sfoglierà davanti a voi e, NON trovando lo stesso questo tipo di cartellina, vi guarderà con soddisfazione come se avesse vinto una sfida, felice di non potervi vendere quello che avete chiesto (?). A questo punto insistete ancora, dandogli il codice che vi ho detto, il 24861. Il cartolaio contatterà la Esselte con il codice dell’articolo, e a quel punto potrà ordinarvene una scatola (costano circa 30 centesimi l’una – purtroppo non sono a buon mercato). Il sentiero per ottenerle è tortuoso, ma vi assicuro che sono cartelline assolutamente comodissime da usare. Nonostante Allen sconsigli la classificazione per colore, io ne ho comprati tre pacchi: gialle, verdi e blu (relativamente per progetti attivi, finanze e “un giorno/forse”).

In alternativa, se volete le cartelline non-sospese, e avete possibilità di ordinare cancelleria dagli USA, ricordatevi di prendere le cartelline in formato LEGAL e NON in formato LETTER. Questi due tipi di formati Americani difatti hanno proporzioni diverse da quelli usati in Italia. Le cartelline formato Letter sono troppo corte, e il foglio A4 standard usato in Italia (quello dei fogli protocollo per intenderci) fuoriuscirebbe da entrambi i lati. Il formato legal invece è molto comodo perchè ben piu grande di un A4 Italiano, e ci permette di mettere dentro ai nostri fascicoli non solo fogli A4, ma anche le buste di plastica che li contengono (quelle dotate di fori per i raccoglitori ad anelle) che purtroppo tendono a nascondere l’etichetta nelle cartelline Esselte 24861.

Il mazzo di chiavi

Nessuno può farne a meno, esce con noi tutti i giorni ma siamo specializzati nel perderlo: il mazzo di chiavi. E quando i mazzi sono due, tre, o più, allora è facile perdere di vista la corretta filosofia del loro utilizzo. Ecco dieci utili suggerimenti per gestire al meglio tutte le vostre chiavi.

[1]

A casa, mettete sempre nello stesso posto il mazzo di chiavi, senza eccezioni, anche se è solo per un minuto, in modo da sapere sempre dove trovarlo; se dovete portarlo con voi, scegliete una tasca sicura della giacca o dei pantaloni, oppure uno scomparto accessibile della borsetta, zaino, borsello, marsupio, valigetta: e mettetelo sempre lì. Che sia sempre reperibile in poco tempo: non costringetevi a frugare tasche e borsetta sotto la pioggia.

[2]

Se possibile, tenete un singolo mazzo. Se avete troppe chiavi, dividetele in due (o più) mazzi separandole per contesti: da una parte auto, cancello e garage, dall’altra portone, porta di casa, cassetta della posta, e così via. Uno dei mazzi dovrà avere un pratico moschettone in modo da poterli unire tutti quando viaggiano con noi: trovato uno, trovati tutti, e sarà più difficile non accorgersi di spostarsi senza aver preso le chiavi con sé.

[3]

Evitate assolutamente i portachiavi che non servono a nulla, a meno che non dobbiate attaccarli ad una chiave singola che altrimenti andrebbe persa perché non inserita in un mazzo (esempio: la chiave del locale caldaie che sta appesa a un muro e che non portate mai con voi, o la chiave della custodia della chitarra elettrica). Gli unici portachiavi che hanno senso di esistere sono quelli che hanno una funzione: tra questi ci sono tutti i tipi di telecomandi, mini torce elettriche a led, puntatori laser, mini cutter a scomparsa, chiavi usb e via discorrendo. Un moschettone è sempre un valido portachiavi, in quando vi permette di agganciare il mazzo ai vestiti, al passante della cintura o ai gancetti di sicurezza presenti in zaini e borsoni. Se vi avanzano dei portachiavi ai quali siete affezionati potreste agganciarli a qualche zip, o assolvere ad altre funzioni estetiche. Evitate di ingombrarvi senza scopo.

[4]

Evitate i portachiavi di stoffa che si chiudono col velcro o col bottoncino, a meno che non teniate sempre le chiavi nella tasca dei pantaloni. Avendo un limitato numero di alloggi per le chiavi, saranno inservibili nel caso doveste mettervene delle nuove.

[5]

Usate i portachiavi a targhetta solo quando necessario, e per mazzi che solitamente non portate con voi, ma che tenete in un cassetto o armadietto. Per non confondervi tra chiavi simili nello stesso mazzo, usate i copritesta colorati da apporre sulle chiavi che usate più frequentemente.

[6]

Gli anelli grandi sono sempre meglio di quelli piccoli; alcune chiavi hanno il foro al centro della testa, e per infilarle in un anello piccolo rischiereste di spezzarvi un’unghia nel fare leva per aprire a sufficienza un anello piccolo.

[7]

Se avete alcune chiavi che vengono usate molto più spesso delle altre, vale la pena di renderle più accessibili. Mettetele in un piccolo anello riservato, che attaccherete con un mini moschettone all’anello principale. Così, non solo saranno sempre le prime a capitarvi in mano, ma potrete anche staccarle e avere un sub-mazzo più leggero e di comodo utilizzo.

[8]

Attaccare un anello secondario è utile anche quando siete costretti a staccare spesso le chiavi dal mazzo. Ci sono sportelli che per essere aperti richiedono il simultaneo inserimento di due chiavi, da girare contemporaneamente; in quei casi, è meglio poter dividere velocemente in due il mazzo piuttosto che dover mettersi a estrarre (e poi reinserire) una chiave dall’anello.

[9]

Il mazzo di chiavi è una potenziale arma improvvisata di difesa. In tutti i corsi di difesa personale, gli allievi vengono istruiti ad impugnarlo come un tirapugni in caso di bisogno. Un’altra ragione per averlo sempre a portata di mano!

[10]

Per la vostra sicurezza e serenità, non prestate mai le chiavi a qualcuno: potrebbe perderle o copiarle.

La regola piu importante per uno spazio di lavoro ben organizzato

Come già detto in precedenza, sono fermamente convinto che tutti i singoli pezzi che compongono il GTD debbano essere implementati con la stessa attenzione. Seppur ci sono diversi esempi di persone che hanno implementato sistemi “sporchi” che adottano solo parte delle abitudini suggerite dal GTD, il metodo visto nell’insieme è obiettivamente piu grande della somma delle sue parti. Molti insistono sul fatto che a livello pratico, la regola piu importante che appare nel GTD sia quella dei “2 minuti”, ovvero quel pezzo del diagramma di flusso che formalizza il processo di revisione che ti suggerisce di fare immediatamente tutto ciò che richiede meno di due minuti, senza rimandarlo. Molte persone hanno trovato un vantaggio immediato applicando questa regola, anche in un sistema ancora non completamente strutturato. E’ abbastanza ovvio il motivo per cui questo elemento del sistema sia visto come uno dei più importanti: esso ha un effetto immediato. Il sistema si chiama appunto “portare a termine le cose” e in questo caso, durante la revisione, molte di queste piccole cose che appaiono nel contenitore di raccolta vengono effettivamente portate a termine. Il sollievo dallo stress è istantaneo, e nella mentalità di chi vuole rislutati visibili e subito, ne consegue anche un appropriato senso di realizzazione.

Quello che però a mio umile parere è l’elemento piu importante del sistema, e che a una persona che sta vivendo in un ambiente sommerso nel caos piu assoluto può portare un immediato sollievo, è il cuore del sistema di revisione, nello specifico capire cosa si intende per “actionable”.

Immaginiamo una postazione di lavoro sommersa dalla carta, dai segnalibri, da matite, gomme, evidenziatori, fascicoli pieni al punto di esplodere (molti dei quali relativi a progetti già chiusi), promemoria di cose scadute, depliant, biglietti del treno da scaricare, scontrini, riviste ecc. ecc. Bene. Facciamo un passo idietro, traiamo un bel respiro e partiamo da un angolo. Elemento per elemento, ragioniamo su un semplice concetto: questa cosa è qui perchè io ci faccia qualcosa? Una domanda semplice, alla quale rispondere si o no, potrebbe essere sufficiente per togliere dalla scrivania l’80% del disordine che vi impera. Sia chiaro, nessuno dice di non tenere sulla scrivania la foto dei propri figli, un soprammobile o una pianta. Quel che intendo è che non dovresti tenere sulla scrivania oggetti sui quali non devi fare nulla, nell’immediato futuro. Un trucco intelligente è quello dei post it posizionati con cervello: non tenete la cartellina di mezzo metro delle radiografie sulla scrivania cosi che non ve ne scordiate quando ne avrete bisogno la settimana prossima, basta che fate un appunto su un foglio che vi rimanda allo scaffale dove l’avete temporaneamente collocata, fuori dalla visuale. Come nella caccia al tesoro. Non ci sono opinioni che tengano: la scrivania deve essere sgombra, perchè si possa lavorare con tranquillità. Una volta deciso che quell’oggetto in particolare non è di nessuna utilità immediata, potete passare alle fasi successive del flusso (decidere se archiviarle, buttarle nel cestino, inserirle in una cartellina, metterle nello scadenzario ecc.), ma credo che sia fondamentale inanzititto definire se quella cosa è “agibile” o meno (nel senso piu letterale del termine). Il passagio successivo, ma di quello parlerò un’altra volta, è decidere con GRANDE onestà, quali sono i fogli di carta che dovete custodire. Vi assicuro che a parte i documenti bollati, firmati, o su carta speciale (come le fotografie), potete sbarazzarvi di quasi tutto, convertendo i documenti in formato digitale con uno scanner. Non parlo dell’immane cretinata che è stampare le e-mail (santo cielo), parlo proprio di tutto. Appunti, schemi, biglietti da visita, menù dei ristoranti, persino le cartelle cliniche. Se ci pensate bene, la quantità di carta che dovete tenere in casa potrebbe stare in una cartellina di spessore 5 cm).

Al momento la mia scrivania contiene una serie di mostricattoli chiamati Mutant Orrid Monsters, disposti ordinatamente su una scaffalatura. Non “agibili”. Poi ho un portamatite, post it di formati diversi, un bloc notes, due scatoline con dentro rispettivamente le carte di credito e le chiavi USB, una lampada, la stampante, uno schedario con il materiale dei miei progetti, una action figure di peltro di Skeletor (non agibile), e alcuni libri di frequente consultazione. Stop. Null’altro. La roba da rileggere la tengo sul tavolino della sala da pranzo, e la scatola che funge da contenitore di raccolta alla mia destra, vicino alla scrivania, ma non sopra, poichè non ho necessità di consultarla se non a fine giornata durante il momento della revisione. Oggi in particolare sulla scrivania ho anche una antenna Bluetooth GPS e una stazione metereologica digitale, che mi sono ripromesso di configurare nel weekend. Normalmente non le terrei a portata di mano, ma essendo oggetti “actionable”, ovvero sui quali dovrò lavorare nel weekend, è comunque accettabile tenerli sullo spazio di lavoro. Ovviamente questo a patto che nel weekend riesca a lavorarci come pianificato. In caso di imprevisti, le mie azioni che riguardano questi due oggetti slitterebbero avanti nel tempo, fino al prossimo weekend, per cui lascierei la nota nella mia lista azioni, e riporrei le due scatole della stanza dove tengo gli attrezzi.

As simple as that!

Ricordatevi di togliere il CAPS LOCK

Una cospicua percentuale delle mail di lavoro che ricevo sono interamente scritte IN MAIUSCOLO. Ho conosciuto segretarie d’azienda che non sapevano come “disattivare questa funzione”, e altre persone che dicevano di scrivere in maiuscolo perchè si vedono meglio i caratteri. Molti ignorano però che scrivere interamente in maiuscolo è considerato sconvenientissimo, e non da pochi puntigliosi, ma da quasi la totalità dei fruitori di internet.

Togliete sempre il CAPS LOCK

Togliete sempre il CAPS LOCK

Questo astio è ben giustificato: da quando esistono le email e i social network, le parole scritte con lo shift pigiato sono intese come “urlate” da chi scrive, in netto contrasto con l’implicito tono colloquiale dello stampatello minuscolo. Quindi, uno che scriva tutto in grande è visto come un gradasso, un prepotente e invadente che urla in modo sistematico ogni sua frase. Quindi, mi raccomando: FATE ATTENZIONE E SCHIACCIATE QUEL CAPS LOCK FINCHE’ NON SCOMPARE LA LUCINA DALLA TASTIERA.

Infine, tenete a mente che numerosi siti hanno password e codici di conferma che sono case sensitive, ossia fanno differenza tra le lettere maiuscole e le minuscole, per cui farebbe differenza scrivere [my1stpassword] piuttosto che [MY1STPASSWORD].